I SENZATEMPO

La storia de I Senzatempo è quella del sogno di un gruppo di persone che decidono di realizzare, insieme, un progetto fatto di bellezza e cultura. Pochi sanno che dietro il nome ad esempio, c’è la felice intuizione di uno dei soci fondatori, Enzo De Matteis, e che nel direttivo sono presenti quasi tutti i fondatori originari: Luciano Moscati, presidente e direttore artistico, Edoardo Mennillo, Alberto Fusco, Tommaso Castelli, Ernesto del Giudice, a cui si sono aggiunte negli anni Silvana Rebulla, Maria Rusolo, Titti Amodeo, e da ultimo Tommaso Sodano.

La volontà era quella di  creare un clima confortevole, ma che portasse in città l’atmosfera tipica dei club newyorkesi, e che consentisse alla città di godere di artisti internazionali, che quasi mai raggiungevano queste latitudini.

C’è chi spesso, nel parlare di questa associazione, ha usato il termine “ circolo privato”. Beh ci consentirete di dissentire completamente da questa visione. Si tratta di uno spazio, assolutamente privo di delimitazione che voleva creare un metodo, ed individuare degli obiettivi da realizzare, ma che in una città come Avellino non ha sempre avuto vita facile. Quando provi ad organizzare eventi che richiedono un certo impegno anche in termini di costi, e non hai strutture pubbliche che ti accolgono o non hai sostegno da parte degli enti, diventa davvero complicato continuare e non mollare. Ecco perchè quella che è solo una percezione di alcuni, non è altro che un lavoro fatto da associati per gli associati nel rispetto delle dinamiche anche tecniche tipiche di una organizzazione sociale.

Le occasioni per coinvolgere la città, mettendo a disposizione la conoscenza e la competenza acquisita sono stati momenti del tutto isolati, Le Notti di Cinema (certamente il più grande evento mai realizzato ad Avellino), le Notti Bianche e Musica al Parco. Di qui si doveva cominciare per creare un percorso virtuoso che durasse nel tempo. La bellezza, l’armonia, il benessere e la cultura sono concetti in divenire, mai uguali a se stessi, che richiedono strade da costruire in sicurezza e nel tempo, richiedono la convergenza di intenti indipendentemente dalle appartenenze di “ clan” o di gruppo. Non vi è errore nella corretta valorizzazione del lavoro compiuto dagli altri, se in esso si riconosce un barlume di speranza per una comunità e per le future generazioni. Di qui la volontà e la voglia profondissima di continuare nonostante le difficoltà, grazie soprattutto a quella luce che scorgiamo scintillare negli occhi di chi ascolta un musicista per la prima volta, o di chi rimane rapito dalle mani che leggere attraversano i tasti di un piano. Il rumore del cuore che cerca e si coordina con i suoni delle note che scivolano, o scuotono uno spazio. Lo spazio che è circoscritto solo come frutto di una convenzione umana, che in realtà non esiste nel momento in cui le luci si abbassano e la musica comincia a scorrere veloce, velocissima, fino a divenire pulsante.

Ecco perchè in una fase delicata per il mondo, in cui gli uomini sembrano aver smarrito il senso di appartenenza alla razza umana, e si perdono nelle strade del bisogno, confusi da urla di odio, era necessario anche, nel pensare un nuovo progetto, incontrare un tema che rendesse chiaro da che parte si trova chi aderisce alla nostra Associazione: dalla parte delle sfumature, dei colori, della diversità come strumento per arricchirci ed arrichire chi ci troviamo di fronte, in attesa che una nuova alba possa finalmente sorgere e dinanzi alla quale trovare finalmente la sola ispirazione possibile, quella di cercare un linguaggio comune che garantisca la Pace.

La musica può farlo, ne siamo sicuri, e per questo vi invitiamo ad unirvi a noi in questa magica costruzione, nella quale tutti possiamo essere parti e protagonisti perché

 

“ il jazz è la rivolta dell’ emozione contro ogni forma di repressione”

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